sabato 4 novembre 2017

EU e Catalogna - F.A.Q.

Ma perché l'Europa non interviene nella questione catalana?

Perché funziona così: tra stati membri (uno a caso, la Spagna) e l'Unione Europea ci sono dei contratti, i famosi trattati, tramite cui gli stati membri hanno delegato nel corso degli anni dei doveri, dei mandati, delle aree di interesse ed azione all'UE (esempio: parte della politica agricola). Quando si tratta di questi campi, l'UE può intervenire, in diversi gradi di tono. Quando qualcosa non cade nelle responsabilità che gli stati membri le hanno assegnato, l'Unione Europea non può nulla, in effetti in termini ufficiali non esiste (esempio: politica militare). Tutto ciò rientra nel gioco dell'equilibrio perpetuo tra conservare sovranità e delegarne pezzi a livello europeo. Nel caso della Catalogna, l'EU è fuori ambito, semplicemente.

Ma pochi mesi fa non bacchettava la Polonia su democrazia e riforme?

Si tratta di un caso completamente diverso. Quando uno stato entra nell'UE si sottopone ad un processo di negoziazione e controllo per aderire a parametri ben definiti per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, la democrazia, l'economia, la crescita, etc. Chiamiamolo un altro contratto, di conformità. Se poi in un secondo momento alcune riforme interne rischiano di rompere quella conformità, allora l'UE ha tutto il diritto (e dovere) di intervenire (il caso della Polonia, per esempio). Nel caso della Spagna e della Catalogna invece la Spagna è già diventata membro anni fa e in questo momento sta applicando con la Catalogna la stessa costituzione che passò quel processo di conformità. Ecco perché Spagna e Polonia, in questo contesto, sono confronti completamente sbagliati.

E le tante dichiarazioni su Cina o altri paesi non Europei? Possiamo giudicare gli altri ma non dire nulla ai membri del club?

Siamo ancora in un altro grado di legame. Lì non c'è né un contratto di delegazione (trattati), né di conformità (non son paesi membri). Insomma c'è più libertà di agire secondo diverse strategie di politica internazionale. Di nuovo, certi confronti dimostrano che molti non conoscono come funziona l'Europa: il crescente scetticismo è figlio di ignoranza, non di cattiva Europa.

Ma indipendentemente da questi dettagli tecnici, l'UE dovrebbe dire qualcosa!

Non può. Immaginiamoci l'UE chiedere alla Spagna di non applicare la propria legge alla lettera: già di per sé è un caso assurdo perché fuori dalle sue responsabilità e la Spagna potrebbe subito rispondere "hey, rimani con i piedi nei trattati, non ne uscirne, abbiamo un contratto", ma comunque immaginiamoci il precedente, dell'UE che chiede di non applicare la legge di uno stato membro, quella legge che ha già controllato, quella legge interna. Un tale azzardo farebbe impazzire gli euroscettici sicuramente e creerebbe un precedente molto pericoloso. Inoltre, il solo fatto di mettere sul piano del dialogo la Spagna, un paese membro, e la Catalogna, creerebbe un problema: riconoscerla al tavolo del dialogo vuol dire in un certo senso già accettarla come entità a quel livello. L'Unione Europea non può arrivare a tanto.

Perché non può arrivare a tanto? Che razza di unione è allora?

Un'unione creata da stati membri per gli stati membri, in cui si assegnano delle responsabilità e se ne conservano altre, intoccabili. Non a caso il Consiglio Europeo (i summit, per intenderci semplificando) è diventato prima un'istituzione formale e poi la più importante delle istituzioni, l'istituzione dove sono rappresentati gli stati membri al più alto livello, i capi di stato. L'Unione Europea non è quella che molti hanno in testa, quell'entità suprema lontanissima che governa tutti e tutto, assolutamente no, né tantomeno quella del "ce lo ha chiesto Bruxelles" del politico di turno che rientra in patria scaricando colpe e responsabilità altrove, alimentando scetticismo e ignoranza. L'Europa è un progetto non terminato, di unione, che continua, sebbene a rilento, nella complessità geopolitica dei tempi.

Ma quindi i cittadini europei non contano?

Beh, i capi di stato sono mandati a Bruxelles in quanto eletti in democrazie indirette, quindi dai cittadini, anche se il Consiglio Europeo non rappresenta i cittadini europei nel gioco degli equilibri. Né tanto meno il Consiglio dell'Unione Europea (altra istituzione), che rappresenta gli stati membri, ma di cui comunque fanno parte tutti i ministri dei paesi membri (eletti, quindi dai partiti scelti dai cittadini). Il Parlamento Europeo è, per definizione, la rappresentanza di tutti i cittadini europei, sebbene istituzione non fortissima in passato ma che va guadagnando potere e rispetto (anche se noi ci mandiamo Iva Zanicchi e l'assente permanente Salvini). Insomma, i cittadini sono lì, in diversi gradi di indirezione democratica, ma se l'UE ha le mani legati su un tema (la Catalogna) per vincoli di natura, beh non potrà mai soddisfare desideri del popolo, che per giunta pretende senza conoscerla. I cittadini contano tanto quanto gli eletti, gli indirettamente scelti, i rappresentanti rendano la cosa fattibile e ideologicamente allineata.

Sì ma basta, ci sono prigionieri politici in uno stato europeo del 2017, possiamo mai accettarlo?

No, non dovremmo. Sebbene il referendum fosse illegale (o almeno sospeso per giudizio sulla sua legalità) e fosse una pagliacciata, senza nessun controllo di voto, di scrutinio, di conti, insomma una gran pasticcio populista il cui risultato non dovrebbe autorizzare nessuna decisione, tanto meno di così importanti come quella di un'indipendenza. Sbagliata è stata la repressione delle forze dell'ordine e pure la strategia di Madrid nel gestire la questione, sicuramente (e soprattutto a lungo termine). Ma c'è una legge che si può far applicare e lo han fatto, purtroppo. L'Unione Europea non può far molto, formalmente, mentre si spera che informalmente, lontano dai microfoni, ci sia una qualche comunicazione con la Spagna, ma fin tanto che si rimane in questi fragili confini di mandati e contratti, è una partita a scacchi difficile da gestire. Ecco perché la risposta spesso non è meno Europa, ma più Europa, per rompere queste contraddizioni, questi limiti, queste imperfezioni della signora a stelle. Ma di questi tempi, simili affermazioni difficilmente trovano terreno fertile.

mercoledì 22 marzo 2017

Non sei più la stessa

Te lo ricordi come fosse ieri, un anno fa. Un anno fa Bruxelles è cambiata, di colpo. Sei passato proprio da quella stazione della metro, Maelbeek, appena 15 minuti prima l'esplosione, un anno fa. Ci passavi ogni mattina, da quella stazione della metro, mai allo stesso orario, più presto, più tardi, non lo sai mai, ti fermi a giocare con tuo figlio prima di uscire, c'è un pannolino da cambiare all'ultimo momento, c'è un pianto da calmare e un capriccio da gestire. Insomma, sei passato da Maelbeek con la solita fretta, con la solita distrazione, un anno fa. Sei arrivato fino alla fine della linea 5, come facevi ogni giorno, e hai ricevuto la chiamata allarmante di tua moglie. Bruxelles è cambiata. Il giorno dopo avevi un volo esattamente da quel aeroporto, per la Spagna, un anno fa. Coincidenze, fortuna, destini. Un collega è rimasto in coma, un anno fa, perché le sue coincidenze son state diverse. Hai conosciuto uno degli infermieri che era lì all'aeroporto tra i soccoritori, un anno fa, è diventato tuo collega qualche mese fa, dice solo che vuole dimenticare tutto, che ha visto cose che, alla fine preferisce non parlarne. E ci continui a passare ogni mattina, da quella stazione della metro, e anche se c'è sempre la solita fretta, e anche se c'è ancora quella solita distrazione di sonno e pensieri da decifrare, quella stazione spesso non è più la stessa. Quando la guardi attraverso i vetri sporchi della metro, adesso, ti capita spesso di pensare a quel giorno, gli attentati, ce lo ricordano i militari sparsi ancora qua e là a Bruxelles, nuove figure del paesaggio metropolitano. Ce ne siamo fatti l'abitudine, qui a Bruxelles, di vedere militari nella metro, al mercato, al centro commerciale, al cinema. C'è chi è andato via, per paura, c'è chi ha cambiato città senza pensarci due volte, c'è chi non prende più i trasporti pubblici, ha cambiato abitudini, c'è chi ogni volta che entra in un vagone della metro si guarda intorno, sospetto, e lancia sguardi da investigatore maldestro, tra stereotipi affannati e timori trascinati. E Bruxelles intanto continua, non ha scelta, con una cicatrice e un anniversario in più sull'asfalto consumato. Rimane bella, Bruxelles, e ti ci affezioni ulteriormente, come quegli amici che condividono esperienze forti, accumulato memorie indelebili, di belle e brutte che siano, cambiano tanto nel frattempo, entrambi, non se ne accorgono giorno per giorno e poi alla fine si ritrovano inseparabili per il solo fatto che è ancora bello passare del tempo assieme, semplicemente. Mi dispiace tanto Bruxelles, perché un anno fa non è stato un bel giorno, ma siamo qui accanto a te, restiamo qui, un po' parte di te.

mercoledì 21 dicembre 2016

A Natale non torno

giovedì 1 dicembre 2016

Mentre vivi fuori

Quando vivi fuori, che sia all'estero o abbastanza lontano da casa da uscire da una bolla ed entrare in un'altra, dove fuori appunto è fuori dal tuo intorno e conoscenze, ecco ci son cose a cui non si pensa quasi mai, nonostante la loro importanza: se ti succede qualcosa, mentre vivi fuori. All'estero, come al solito, si applicano cose simili, ma nella cassa di risonanza della distanza e oltre i confini nazionali ci son giustamente alcune complicazioni, di lingua, di connessioni, di procedure. Se ti succede qualcosa, mentre vivi fuori, ci son cose che avresti potuto preparare, ci son cose che si possono fare col minimo sforzo e che, casomai, tornano utili se non a te almeno a chi avrà bisogno di avvicinarsi a te, velocemente.

Ecco quindi alcune cose che, quando vivi fuori, non sarebbe male preparare:

  • Condividi informazioni: il tuo indirizzo di casa, quello dell'ufficio, il tuo conto in banca, le coordinate, qualsiasi cosa che, se ti succede qualcosa, possa essere utile agli altri. Scrivi tutto in un'email o un documento condiviso sul cloud (Google Drive, Dropbox, per esempio) e condividilo con persone fidate (genitori, fratelli, migliori amici). Non condividere password o dati sensibili, il più delle volte non ce n'è bisogno. Non condividere solo le tue informazioni: anche quelle del tuo partner potrebbero tornare utili (se succede qualcosa a entrambi) o quelle su eventuali figli.
  • Identifica persone del luogo: un amico che parli la tua lingua natia e una delle lingue del lungo, possibilmente più di un amico, il suo numero di telefono, il suo indirizzo, l'email, va aggiunto poi a questo documento: se ti succede qualcosa, lui o lei potrebbero aiutare gli altri, soprattutto in difficoltà linguistiche o semplicemente perché conoscono te e il posto in cui vivi. Metterle al corrente della cosa non farebbe male. Certo, Facebook o altre reti sociali possono già facilitare il contatto di persone sul luogo a te vicine, ma selezionarle a priori potrebbe facilitare di molto le cose.
  • Programma notifiche automatiche: Google Inactivity Manager è un ottimo esempio: se non usi la tua email per un certo periodo (giorni, settimane, mesi?) un'email viene inviata automaticamente a una lista di contatti scelti da te e con un messaggio preparato da te. Non aiuta nell'immediato, perché potrebbe essere già passato del tempo nei casi peggiori, ma è un modo per condividere cose, la propria legacy, anche se scrivere quel messaggio non è sempre la cosa più facile del mondo. Qui puoi condividere password e dati sensibili, al limite.
  • Fai sapere dove sei: nel caso peggiore, le autorità locali si metteranno sicuramente in contatto con l'ambasciata italiana sul posto. Se sei iscritto all'AIRE, si potrebbe guadagnare un po' di tempo, ma anche in caso negativo a quel punto sta alle entità italiane mettersi in contatto e far da tramite. Servizi tipo Dove siamo nel mondo possono tornare utili, non solo per delle vacanze.
  • Tieni sempre tutto aggiornato: hai appena traslocato? L'amico prescelto ha lasciato il paese verso nuove avventure? Hai cambiato lavoro? Ecco, tutti i preparativi di cui sopra non servono a molto se non rimangono aggiornati.
Quando in famiglia o tra amici lontani si riceve un documento condiviso di questo tipo, è normale, scatta il panico, perché si pensa sempre al peggio. E invece certe cose vanno preparate proprio quando tutto è tranquillo.

lunedì 21 novembre 2016

Di preistoria digitale a Bruxelles

Quando dopo email e telefonate al vento, provi a mandare un'altra email al Consolato italiano a Bruxelles e ricevi un errore che avevi addirittura dimenticato esistesse. Ah, la preistoria informatica, per l'Italia digitale.

mercoledì 5 ottobre 2016

Piccoli problemi brussellesi

Uno dei grandi piccoli problemi di Bruxelles si presenta ogni volta che, essendoti abituato a certe cose dopo anni di cose belghe, al tavolo di un bar o un ristorante ti ritrovi una lista troppo piccola di birre da scegliere, qui nel paese dei 700 e più produttori, ci rimani male, anzi non più deluso, sei passato oltre, ti infastidisce, ma come, qui, solo quattro birre da scegliere? ma dico, seriamente? Poco seri, non ci veniamo più qui, c'è di meglio, facilmente di meglio, assolutamente.
E quando anche quella selezione ti fa velocemente scorrere gli occhi su una lista anche abbastanza modesta ma comunque già in certi standard brussellesi e sei lì, che hai trovato la tua birra preferita o una di quelle che rientra nella tua lista, cortissima, di birre che bevi con piacere - non le hai provate tutte, che sarebbe impossibile quasi, ma tra le più ricorrenti hai le tue stelline - e aspetti che la servino al tavolo, già con la gioia del bambino e del suo gelato tanto atteso, ecco che accade anche di peggio, peggio della scelta striminzita, peggio di quel bar dove non ci andiamo più, succede che la birra non ti arriva alla temperatura giusta, ti arriva quasi temperatura ambiente, e allora vorresti spaccare tutto, compostamente, chiudi gli occhi e vorresti tornare indietro nel tempo, farla quella maledetta domanda, quella di com'è, se è alla spina sei sicuro che sarà fresca, se è in bottiglia entri già in zone pericolose, ma se domandi magari ti capiscono, si sentono in colpa a portarla così poi e il mondo, o almeno Bruxelles, potrebbe essere all'improvviso un posto migliore.

andima a Bruxelles :: blog di un sognatore (italiano dicono) a Bruxelles
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